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L’accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai polari guida l’aumento dei mari

di Redazione Cronache Nazionali
17/09/2026
in Scienze
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L’accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai polari guida l’aumento dei mari

17 settembre 2026 | 11.03

LETTURA: 3 minuti

Un’analisi coordinata dalla Northumbria University di Newcastle-upon-Tyne in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Agenzia Spaziale Europea e la NASA, pubblicata sulla rivista Scientific Data di Nature, ha ricostruito cinquant’anni di trasformazioni delle calotte polari, rivelando che dal 1970 a oggi Groenlandia e Antartide hanno perso complessivamente 11,3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, con un conseguente innalzamento del livello globale dei mari superiore a tre centimetri. La ricerca rappresenta il quadro comparativo più esteso mai realizzato, basato su 42 rilevamenti e 27 missioni satellitari condotti dal team dell’Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise, che ha attinto agli archivi storici delle prime immagini Landsat per calcolare una perdita precisa di 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra il 1979 e il 2023, pari a un incremento marino di 31,4 millimetri, di cui la quota maggiore proviene dalla Groenlandia e 13,3 millimetri dall’Antartide.

L’apporto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si è concentrato sulla modellazione numerica della deformazione della superficie terrestre causata dalla variazione di carico dei ghiacci, un fattore essenziale poiché il letto roccioso sottostante prosegue il suo lento sollevamento dall’ultima deglaciazione di ventimila anni fa e deve essere isolato per garantire accuratezza alle stime di fusione. I dati evidenziano come l’84 per cento della perdita complessiva sia dipeso dal rapido scorrimento dei ghiacciai verso l’oceano e solo per il 16 per cento dalla fusione superficiale, indicando la dinamica glaciale interna come il vero motore dell’incremento idrico.

Daniele Melini, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio, ha affermato: “I dati analizzati mostrano che la perdita di ghiaccio è aumentata vertiginosamente a partire dagli anni ’90: la Groenlandia, che negli anni ’70 era quasi in equilibrio, ha visto il proprio tasso di perdita di ghiaccio passare da circa 60 miliardi di tonnellate all’anno perse negli anni ’80 a 264 miliardi di tonnellate nei primi dieci anni del Duemila, un decennio caratterizzato da ripetuti episodi di fusione estiva estrema. Contemporaneamente, il tasso di perdita dell’Antartide è passato da circa 48 miliardi di tonnellate all’anno negli anni ’80 a 202 miliardi di tonnellate negli anni 2010, con l’intera perdita netta causata dalla fusione dei suoi ghiacciai: il deflusso di ghiaccio dall’Antartide occidentale, guidato dai ghiacciai Pine Island e Thwaites, è di fatto aumentato in ogni decennio di cui si hanno dati”.

Nonostante il quadriennio 2020–2023 abbia registrato una decelerazione temporanea dovuta a nevicate eccezionali nell’Antartide orientale e a stagioni estive meno calde in Groenlandia, i ricercatori sottolineano che tali eventi costituiscono oscillazioni di breve periodo che non invertono il trend a lungo termine.

Daniele Melini ha concluso: “I nostri risultati sottolineano inoltre il ruolo centrale delle calotte polari nel futuro innalzamento del livello del mare. La loro risposta al riscaldamento climatico rappresenta infatti la principale fonte di incertezza nelle proiezioni sul futuro livello marino: le stime più elevate relative al suo innalzamento globale entro il 2150 aumentano di 2,6 volte se si prende in considerazione il rischio di instabilità delle calotte glaciali. Una serie continua di dati sul comportamento delle calotte polari, raccolta nell’arco di mezzo secolo, è quindi fondamentale per anticipare i rischi che incombono sulle centinaia di milioni di persone che vivono nelle zone costiere maggiormente esposte al rischio inondazione”.
Crediti immagine d’apertura Professor Andrew Shepherd

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