L’Ucraina – a quanto apprende l’ANSA – potrebbe avere bisogno nel 2027 “fino a 70 miliardi di euro” in più di quanto preventivato per poter continuare a resistere all’invasione russa (in aggiunta dunque ai 45 miliardi già previsti dal prestito Ue). Al momento sarebbero in corso contatti approfonditi tra Bruxelles e Kiev per definire le esigenze con precisione e produrre un report da sottoporre ai 27, forse già al consiglio europeo di ottobre. Per quanto riguarda il 2026, invece, non ci sono ‘buchi’ nell’assistenza ma è “fondamentale” che la Rada approvi le riforme previste.
Per quanto riguarda la ripartizione dei 70 miliardi che potrebbero rendersi necessari, la quota maggiore sarebbe destinata al supporto macrofinanziario (circa 40 miliardi) per la tenuta dello Stato, mentre la parte restante (circa 30 miliardi) è specificamente dedicata agli aiuti per la difesa, dove il quadro sul campo si evolve con straordinaria rapidità, ad esempio per la comparsa dei droni a reazione russi. Se lo scenario sarà confermato, si tratterrà per i 27 di una tegola aggiuntiva in un momento in cui i bilanci sono già sotto pressione a causa dello shock inflattivo dovuto alla guerra in Iran. “L’Europa non può far fronte a tutto questo da sola”, spiega però un alto funzionario europeo. Il ruolo dei partner viene dunque definito “cruciale”.
Al netto del fatto che gli Usa di Donald Trump si tireranno fuori, restano Paesi amici come Canada, Regno Unito, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud — peraltro sono previsti dei summit con Londra e Ottawa da qui alla fine dell’anno e non è escluso che tra i criteri previsti per una maggiore integrazione futura con l’Ue ci sia un contributo finanziario “strutturale” al sostegno di Kiev. Naturalmente non gioca a favore dell’Ucraina l’incertezza nata dall’estate in poi sullo stato del bilancio e lo spettro della corruzione, benché gli alleati siano disposti a concedere tutte le attenuanti del caso per un Paese piagato da quasi cinque anni di conflitto. Ecco perché il tema delle riforme diviene cruciale. Tutto ciò crea una situazione di forte stress politico a Kiev, dato che i parlamentari ucraini si vedono recapitare leggi ‘blindate’ che sono obbligati a votare in tempi record e con margini di modifica minimi, pena il congelamento dei fondi.
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