“Ogni volta che si parla di impiegare
tecnologia e in particolare l’AI nelle attività di polizia
purtroppo pensiamo a scenari distopici come quelli narrati dalla
fantascienza. In realtà può essere una risorsa molto importante,
come ho spiegato nel contributo che ho avuto l’onore di mettere
a disposizione delle commissioni Affari Costituzionali e
Giustizia della Camera per il loro delicatissimo lavoro di
adeguamento della normativa nazionale all’AI Act europeo”. Lo
spiega la commissaria AgCom Elisa Giomi in un post su LinkedIn.
“Lo schema di decreto in discussione ha il merito e
l’ambizione di affrontare temi complessi in modo organico e nel
rispetto dei diritti fondamentali” aggiunge Giomi, sottolineando
che “occorre però che le garanzie più importanti siano contenute
direttamente nella legge e che l’uso dei dati biometrici rimanga
eccezionale, autorizzato e contestabile in caso di usi
inappropriati”.
“L’AI può certamente supportare l’attività delle forze
dell’ordine, ma non deve trasformare un risultato algoritmico
probabilistico in una prova certa né un’opzione tecnologica in
sorveglianza ordinaria”, precisa ancora. E conclude: “Ultimo
punto, non meno importante, le forze di polizia dovrebbero avere
una formazione avanzata e specifica prima di gestire i sistemi
di intelligenza artificiale”.
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