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Home Cultura

Infante, “a Mediaset per sperimentare, punto sul tempo reale”

di Redazione Cronache Nazionali
20/08/2026
in Cultura
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Infante, “a Mediaset per sperimentare, punto sul tempo reale”

(di Michele Cassano)
Milo Infante è la principale novità
del palinsesto Mediaset, strappato alla Rai per rafforzare
l’offerta con un focus sulla cronaca. Si parte il 24 agosto con
“Ore 11”, striscia quotidiana in onda su Retequattro alle 10.50
circa, e con “Verità Nascoste – Il Diario”, in onda su Canale 5
alle 16.45 per due settimane, in attesa del ritorno di “Dentro
la notizia” con Gianluigi Nuzzi il 7 settembre. Dal primo
settembre, poi, prenderà il via “Verità Nascoste” in prima
serata su Retequattro ogni martedì.
   
Il conduttore racconta all’ANSA come sta vivendo questo
passaggio. “Con un po’ di apprensione e con grande impegno.
   
Partiamo con una sperimentazione su Retequattro la mattina, che
sarà anche un po’ un primo test per il pubblico di Mediaset. Poi
c’è il pomeriggio di Canale 5, un’occasione straordinaria che
l’azienda ha voluto concedermi, peraltro andando contro una
trasmissione importante come “La vita in diretta”. L’obiettivo,
però, non è fare concorrenza alla Rai, ma far conoscere un
conduttore su una rete nuova. Sarà un percorso lungo, non
misureremo l’ascolto il giorno dopo l’esordio. Una sfida che poi
arriva alla prima serata del martedì, un giorno particolarmente
affollato”.
   
“Verità nascoste” andrà in onda di martedì, con “È sempre
Cartabianca” che si sposterà al mercoledì. Al martedì avrà
contro un programma storico come “diMartedì” su La7. È ottimista
per questa sfida? “Non sarà facile scalfire le abitudini del
pubblico, ma le scelte di palinsesto sono dipese da una
valutazione più ampia: sperimentare, che dimostra un grande
coraggio parte di Mediaset, e non costringere il pubblico a una
scelta su programmi simili nello stesso giorno”.
   
Quali sono i punti di forza del programma? “Il tempo reale e
la memoria storica. La squadra di Videonews che ho trovato e il
gruppo autorale che ho portato dalla Rai saranno in grado di
entrare in armonia e di seguire qualsiasi avvenimento. Gli
ospiti che mi hanno seguito in questa avventura, poi, sono tutti
professionisti che parlano di cronaca perché la conoscono e non
perché hanno letto un settimanale”.
   
Il suo cavallo di battaglia è la cronaca. Si fermerà a
quello? “No, abbiamo ampi spazi di manovra su tutti i campi
dell’informazione legati ai nostri temi. Quello che mi
terrorizza è la campagna elettorale in cui il candidato arriva e
dice: “io farò…”. Cominciamo a dire quello che non è stato
fatto, cosa poteva essere fatto in maniera diversa, poi
arriviamo al cosa farò”.
   
I tre programmi come si coniugano tra di loro? “Ci sarà una
narrazione più soft la mattina, un vero e proprio esperimento.
   
Il pomeriggio, uno spinoff del serale di due settimane,
cercheremo di anticipare i temi caldi della prima serata, dove
ci saranno toni più accesi e colori più caldi”.
   
Perché è finita con la Rai? “Sentivo il bisogno di cambiare e
avevo chiesto una direzione a costo zero per poter sperimentare
nuovi programmi. Era una cosa che mi era stata promessa negli
anni, ma non si è concretizzata. Il 10 maggio ho comunicato alla
Rai che avrei fatto scelte diverse. Il 12 maggio ci siamo
sentiti con Mediaset ed è nato questo feeling che spero
continuerà. Per me questo è un punto di arrivo, non è di
partenza. Sono anche condirettore di Videonews, quindi il
margine di crescita e di imparare cose nuove per uno come me,
che ha 58 anni, è ampio e per tanti motivi in Rai questo non
accade”.
   
Nell’opposizione c’è chi ha criticato la Rai per la scelta di
lasciarla andare. “Mi hanno sempre accusato di essere in quota
Lega, ma sono sempre stato lontano dalla politica. Non c’è un
politico di centrodestra che abbia detto alla Rai: perché non
l’avete tenuto?. E’ la riprova che sono un battitore libero”.
   
Cosa pensa del caso Ranucci? “In questo momento è parte lesa,
ma può aver sottovalutato le persone con cui si siede a tavola.
   
Al tavolo di Lavitola, però, si sedevano anche direttori di
giornali e editorialisti. Attenzione a puntare il dito solo
contro Ranucci”.
   
E’ da poco passato l’anniversario del delitto di Garlasco,
tema forse abusato dai programmi di cronaca, spesso accusati di
morbosità. “Anche i più acerrimi nemici riconoscono che, pur
rompendo le scatole, accendiamo un faro importante, perché i
magistrati ascoltano le nostre trasmissioni e alcuni aspetti a
volte diventano parte dell’impianto accusatorio. Rispetto a
Garlasco, vado in controtendenza. C’è chi punta il dito contro i
social, ma in televisione spesso si vedono ospiti veramente
impresentabili. Va bene, quindi, parlare tutti un po’ meno di
Garlasco, ma non dimentichiamo che il pubblico è interessato e
la tv, come i giornali, si reggono sulle risposte degli utenti.
   
Bisogna trovare un compromesso”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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