“Abbiamo sentito Lavitola il quale
riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse.
Stiamo rivolgendo alla Procura della Repubblica una richiesta
per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota
della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia
relativa alla presunta aggressione subita”. Così Sergio ed
Arturo Cola, legali dell’imprenditore.
“L’attuale detenzione di Lavitola in un reparto di alta
sicurezza ove sono ristretti soggetti accusati o condannati per
reati di mafia – aggiungono – rende evidente che lo stesso è
esposto ai medesimi pericoli per la propria incolumità che
avrebbero causato la presunta aggressione. Pertanto, l’unico
modo di accertare la verità è quello di affidarsi ai pubblici
ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia”.
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