(di Bianca Maria Manfredi)
E’ (anche) nel segno dei
giovani la tournée della Scala di Milano, partita da Santander
con un concerto dedicato a Cajkovskii e Rachmaninov con il
pianista Alexander Malofeev che a 24 anni è ormai di casa con
l’orchestra e proseguita ieri a San Sebastian con la
violoncellista Julia Hagen, che due anni fa ha vinto il premio
giovani Ubs e fatto il suo debutto con i Wiener Philharmoniker
al festival di Lucerna, e ieri ha suonato per la prima volta con
la Filarmonica della Scala, alla Quincena musical, la rassegna
musicale estiva della città basca arrivata alla 87ma edizione.
In questo caso in un programma che ha accostato il concerto per
violoncello di Antonin Dvorak con la Sinfonia del nuovo mondo.
Ma l’attenzione per i giovani talenti è solo uno degli
aspetti di una tournée – diretta da Riccardo Chailly che ha
superato i 120 concerti all’estero sul podio della Filarmonica –
impegnativa se non per lunghezza per contenuto: sei concerti a
Santander, San Sebastian, Linz e Praga con tre programmi
diversi.
Maloveef ha debuttato alla Scala a 15 anni con la
Filarmonica è già stato in tour più volte e a 24 anni ha
eseguito con loro il quarto concerto di Rachmaninov, complessa
partitura che ripeterà anche anche a Praga il 6 settembre, che
ha poi proseguito concedendo un bis con il Pas de deux dallo
Schiaccianoci di Cajkovskij musicato da Mikhail Pletnev. La
filarmonica ha poi proseguito con la Quarta di Cajkovskij e con
un bis dedicato a Rachmaninov, la Danza degli uomini dall’opera
Aleko.
Hagen ieri, per il suo debutto con l’orchestra milanese, ha
invece scelto come bis di fare un omaggio alla Spagna, con un
brano di Gaspar Cassadò. “Non l’avevo mai suonato, pensavo fosse
il posto giusto – ha spiegato – con i rimandi al concerto di
Dvorak che ci sono”. Un omaggio al pubblico locale, cose che lei
tiene a fare scegliendo brani diversi in “posti diversi, diverse
città, diverse sale. Dipende anche da chi è l’orchestra, chi è
il direttore, quale è l’acustica della sala e come mi sento io”
racconta con un sorriso e un atteggiamento tutt’altro che da
diva. Un atteggiamento che dimostra anche nel concerto per
violoncello. “Una interpretazione intimistica la mia? In questo
brano non sono sempre protagonista, ci sono dei punti dive
accompagno clarinetto e flauto, ad esempio, quindi ci sono dei
momento in cui riduco”. E a proposito di Filarmonica e giovani,
anche l’orchestra sta ormai da qualche anno attraversando un
processo di ringiovanimento con pensionamenti e nuovi arrivi che
ne ha abbassato l’età media. Esempio, appunto, il primo
clarinetto ieri accompagnato da Hagen, Aaron Chiesa, trent’anni
da compiere, con cui a fine esibizione si è scambiata
complimenti sinceri.
Quello di Dvorak è un concerto che ha già eseguito più volte
e che ha studiato molto. “Ho provato molto per poter fare
qualsiasi cosa mi venisse chiesta dal maestro Chailly. In questi
giorni ho imparato tanto” assicura la violoncellista figlia
d’arte che a Praga eseguirà di nuovo questa composizione insieme
alla filarmonica il 5 settembre nella tana del lupo ovvero nel
concerto inaugurale del Festival Dvorak,. Il giorno dopo poi
sarà Malofeev a salire sul palco per il Rach 4 e poi lasciare
spazio alla Quarta di Cajkovskij. e a Utyos, altro brano di
Rachmaninov. Oggi invece la Filarmonica si prepara a suonare a
San Sebastian con l’Orfeón Donostiarra, il coro creato a fine
‘800 che è uno dei fiori all’occhiello musicali dei Paesi
Baschi, in programma la quarta di Caijkovskij ma soprattutto i
Pezzi sacri di Giuseppe Verdi e l’ouverture della Forza del
destino.
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