“Ci hai lasciato un dolore che non
passerà mai del tutto, perché eri una parte importante delle
nostre vite e dei nostri cuori”: è la frase sullo striscione
affisso all’esterno della chiesa di Sant’Alfonso e San Gerardo a
Miano. Mezz’ora prima del funerale di Lorenzo Spasiano – il
giovane di 21 anni ucciso all’alba del 24 giugno con un colpo di
pistola al petto – la chiesa era già gremita all’interno e
all’esterno, incapace di contenere le centinaia di persone
giunte per l’ultimo saluto.
All’ingresso della bara bianca, un lungo e forte applauso ha
unito in un’unica voce tutti i presenti. Molti di loro, giovani
e meno giovani, indossano magliette bianche con la foto di
Lorenzo e la scritta “L.S 19 – per sempre con noi”. Tra i banchi
in fondo alla chiesa siedono uniti, con le loro divise
arancioni, i dipendenti della società di ponteggi dove lavorava
Lorenzo. In attesa dell’inizio della cerimonia, i presenti si
sono raccolti nella recitazione del rosario. Fuori, intanto, si
intravedono decine di palloncini bianchi, pronti a volare in
cielo non appena la bara attraverserà il sagrato in uscita. Sul
posto sono presenti anche decine di volontari dell’Anpas Croce
Italia.
Nel corso dell’omelia, padre Salvatore ha ricordato Lorenzo
definendolo “un ragazzo di pace, come tanti ragazzi onesti e
lavoratori cresciuti in un rione popolare dove il sangue ha
bagnato tante volte le strade. Questa volta si è trattato di
sangue innocente”. Quindi l’appello: “Se volete onorare Lorenzo
non bastano gli striscioni e le magliette, bisogna cambiare
mentalità”. Alla parola “basta”, pronunciata con forza dal
parroco, l’assemblea ha risposto con un lungo applauso.
Letto anche un messaggio dell’arcivescovo di Napoli, don Mimmo
Battaglia, assente alla cerimonia: “Avrei voluto essere lì, è
un’assenza che vivo con sofferenza. Ogni volta che muore un
giovane in modo violento, muore una speranza per il futuro.
Questa città continua a piangere i suoi figli; dobbiamo
diventare una comunità capace di generare speranza e futuro”.
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