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Benzina oltre i 2 euro ma non calano i consumi, toccati i massimi da 16 anni

di Redazione Cronache Nazionali
23/08/2026
in Economia Italiana
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Benzina oltre i 2 euro ma non calano i consumi, toccati i massimi da 16 anni

Gli italiani continuano a consumare carburanti fossili anche con il prezzo della benzina che ha superato i 2 euro al litro. Dopo un primo leggero calo a giugno, a luglio sono state immesse in consumo in Italia 900.000 tonnellate di benzina: si tratta del valore mensile più alto degli ultimi 16 anni. Lo ha comunicato l’Unione Energie per la Mobilità (UNEM), ex Unione Petrolifera.
Un dato che va letto nel contesto attuale, con il prezzo alle pompe elevato e una carenza di possibilità di investire in alternative alla mobilità. I numeri ci dicono una cosa: le esigenze di mobilità non cambiano in base al prezzo alla pompa.

Due facce per i consumi italiani
A luglio le vendite sul mercato dei prodotti petroliferi sono state di circa 4,7 milioni di tonnellate, in calo rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Ad analizzare il dato è l’andamento del gasolio, che non è stato bilanciato dalla crescita della benzina e dal record storico del jet fuel.
La benzina ha infatti cominciato a mostrare segni positivi, fino a toccare il record di volumi consumati più elevato da 16 anni a questa parte: ha toccato quota 900.000 tonnellate immesse in consumo in un mese, facendo segnare un +3,1% (ovvero 27.000 tonnellate) in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
E questo è avvenuto anche se i prezzi alla pompa sono risaliti da inizio luglio fino a fine mese, soprattutto per la benzina, che non è stata toccata dal taglio delle accise.
Dall’altra parte, invece, il gasolio ha subito un calo dell’8,4% (-191 mila tonnellate) soprattutto per quanto riguarda quello definito “extra-rete” (-13,5%), legato al trasporto pesante.
Con la scadenza il 25 agosto del taglio delle accise sul diesel, in assenza di altre soluzioni, si parla già del rischio di superamento della soglia dei tre euro al litro. È probabile quindi che i dati di agosto e settembre risultino ancora più in calo rispetto a quelli di luglio 2026.
L’assenza di alternative
Anche con il prezzo della benzina oltre la soglia psicologica dei 2 euro al litro, la necessità di mobilità degli italiani non cambia. Questo significa che le famiglie fanno sacrifici altrove. Il motivo è che non c’è un’alternativa in molti contesti, che siano economici o abitativi.
L’aumento dei consumi non è legato alla guerra in Medio Oriente, quel dato segnala l’aumento dei prezzi; bisogna invece guardare alla dipendenza dai combustibili fossili. In Italia la quota di mercato delle auto elettriche a batteria è ferma all’8,2% nel 2026.
Nel resto del mercato europeo continua a salire:

in Francia e nel Regno Unito ha superato il 26,2%;
in Germania è al 25,9%.

E qui si ritorna al portafoglio degli italiani, a chi “preferisce” spendere oggi 2 euro al litro per la benzina piuttosto che investire nell’acquisto di un’auto elettrica. L’Italia non ha incentivi all’acquisto di auto elettriche e, se la quota di mercato è salita, è solo grazie all’immatricolazione dei veicoli acquistati con gli incentivi introdotti lo scorso ottobre, andati esauriti in una giornata.
Dall’altra parte, tutte le nuove auto, indipendentemente dall’alimentazione, hanno visto aumentare il prezzo nell’ultimo decennio del 50%. Il problema quindi non riguarda solo i modelli elettrici, ma in generale la difficoltà di acquistare un veicolo in un Paese nel quale le retribuzioni reali sono diminuite del 6,6% rispetto al 1990.
Risparmio sui consumi fossili: verso le auto elettriche
Gli italiani guidano principalmente automobili alimentate a diesel (42%), a seguire benzina (39,4%), poi ibride (8,3%), GPL (7,2%) e metano (2,3%). Nel 2025, secondo i dati UNEM, le elettriche rappresentavano appena lo 0,8% del parco auto italiano.
Un modo per ridurre i consumi di combustibili fossili è ridurre il numero di veicoli che si spostano con questi. Il piano europeo prevede di portare la flotta elettrica a circa 38 milioni di veicoli entro il 2030. Si stima così di evitare il consumo di 190 milioni di barili di petrolio ogni anno, con un beneficio economico diretto di circa 12 miliardi di euro.
Ma al momento la transizione è ferma, anche per paura di un peggioramento della crisi del settore automotive. Si tratta di un dato reale, non trascurabile, ma che va gestito di fronte alla decisione di un cambiamento di rotta rispetto ai consumi fossili.

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