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Home Economia Italiana

Fondi pensione, nuove regole dal 1° luglio: ecco cosa sapere

di Redazione Cronache Nazionali
29/06/2026
in Economia Italiana
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Fondi pensione, nuove regole dal 1° luglio: ecco cosa sapere

Con il mese di luglio cambiano le regole del gioco della previdenza complementare nel settore privato: per decidere la destinazione del proprio Trattamento di fine rapporto, i nuovi assunti non avranno più i vecchi sei mesi di tempo, ma soltanto 60 giorni. L’accelerazione imposta dall’ultima legge di Bilancio punta, nelle intenzioni dell’esecutivo, ad agganciare una fetta consistente di quel 60% di lavoratori che ancora non ha una pensione integrativa. Complicazioni burocratiche e attriti tra leggi dello Stato e sindacati, i rischi paventati da questo cambio di passo.

Solo due mesi e decisione irreversibile
Con il nuovo regime il meccanismo del silenzio-assenso, il lavoratore dipendente del settore privato viene inserito automaticamente – sin dal primo giorno di lavoro – nel fondo negoziale di categoria. In questo fondo confluiranno subito i contributi a carico del lavoratore, la quota del datore di lavoro e l’intero accantonamento del Tfr.
Per svincolarsi da questo automatismo, il dipendente dovrà compilare un modulo specifico di rifiuto entro due mesi dall’assunzione. In questo modo egli potrà mantenere la liquidazione in azienda o al fondo di tesoreria dell’Inps.
L’ignoranza non è ammessa: dimenticare il modulo o lasciare trascorrere il termine fa venire meno l’opportunità di cambiare idea. L’adesione alla previdenza complementare è infatti irreversibile.
Nelle aziende in cui sono presenti più fondi, il lavoratore sarà associato d’ufficio a quello che conta il maggior numero di iscritti tra i colleghi, mentre nei rari casi di assenza di un fondo contrattuale si confluirà nel fondo residuale della categoria dei metalmeccanici, il Cometa.

Aziende e sindacati
Di fronte a ciò, e con una macchina burocratica che va a rilento, le imprese stanno già esercitando un forte pressing sul governo per ottenere un rinvio tecnico della partenza.
A ciò si aggiunga il diritto alla portabilità del contributo del datore di lavoro, introdotto dalla manovra economica, che permette a chiunque di abbandonare il fondo della propria categoria per passare a un fondo aperto o a un Piano individuale pensionistico (Pip) gestito da banche e assicurazioni, portando con sé anche la quota economica versata dall’azienda.
Sul fronte delle parti sociali, Cgil, Cisl, Uil e le principali sigle datoriali, tra cui Confindustria e Confcommercio, hanno firmato un patto per aggirare la norma, impegnandosi a stabilire nei contratti collettivi che il contributo del datore di lavoro rimanga un’esclusiva di chi resta nel fondo di categoria.
Ciò, però, aprirebbe la strada a contenziosi legali, poiché un accordo sindacale non può avere valore superiore a una legge dello Stato.

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