Celle e cortili
individuali, rigidi controlli su visite e consegna di pacchi
sono tra le misure incluse nel nuovo piano infrastrutturale
carcerario del governo cileno, modellato sul Centro di
detenzione antiterrorismo (Cecot) di El Salvador e sull’articolo
41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano, di cui il
presidente José Antonio Kast è uno strenuo ammiratore.
L’iniziativa rientra nell’Agenda contro la criminalità
organizzata e il terrorismo presentata dal leader
ultraconservatore e sulla quale i dicasteri competenti stanno
già lavorando alacremente. A partire dal ministro della
Giustizia, Fernando Rabat, che dovrà elaborare una riforma
costituzionale in cui la sicurezza dei cittadini sarà sancita
come dovere dello Stato.
Il piano prevede che le sezioni di alta e massima sicurezza
siano operative entro il 2027 e la prima metà del 2028, e
include una costruzione industrializzata e modulare per
accelerare le scadenze già stabilite, ha precisato Rabat. Entro
l’inizio del 2028 dovrebbero essere disponibili 504 nuovi
circuiti ad alta e massima sicurezza.
In Cile, attualmente il sistema carcerario ospita oltre
60.000 detenuti ed è sovraffollato da diversi anni.
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