Il conflitto in Medio Oriente ha
ridisegnato le rotte del petrolio verso gli Stati Uniti,
riportando il Venezuela tra i principali fornitori di greggio di
Washington. Secondo i dati della U.S. Energy Information
Administration (Eia), il Paese sudamericano è diventato il
secondo esportatore verso il mercato statunitense, alle spalle
del Canada.
Nella settimana conclusa il 10 aprile, le esportazioni
venezuelane hanno raggiunto i 412.000 barili al giorno, in
aumento del 28% rispetto al periodo precedente. Il dato supera
nettamente i 249.000 barili giornalieri inviati dall’Arabia
Saudita, i cui flussi sono crollati del 58% a causa delle
tensioni nella regione e del blocco parziale dello stretto di
Hormuz, snodo da cui transita circa il 20% del petrolio e del
gas mondiale.
La crisi energetica globale, aggravata dal conflitto e dalle
interruzioni nelle forniture mediorientali, ha spinto Washington
a diversificare le fonti di approvvigionamento. In questo
contesto, il ritorno del petrolio venezuelano è stato favorito
anche dall’allentamento delle sanzioni e dai nuovi accordi tra
Caracas e Stati Uniti seguiti alla cattura di Nicolas Maduro da
parte delle forze armate statunitensi.
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