Nel 2025 sono stati uccisi in
Brasile 258 leader indigeni, il 22% in più rispetto ai 211 casi
registrati nel 2024. È quanto emerge dal rapporto del Consiglio
indigenista missionario (Cimi). La maggior parte delle vittime
erano uomini (194) e il 52,7% aveva meno di 30 anni. Gli omicidi
sono stati registrati in 13 dei 27 Stati brasiliani. In 29 casi
sono state utilizzate armi da taglio, contro 22 episodi con armi
da fuoco. Roraima, con 82 omicidi, è lo Stato con il numero più
alto di vittime, seguito da Amazonas (47) e Mato Grosso do Sul
(37). Il rapporto evidenzia il legame tra la violenza e i
conflitti per la terra. In molti casi, gli omicidi sono avvenuti
in territori segnati da controversie fondiarie. Tra questi
spicca, l’uccisione del leader Pataxó Vitor Braz, in Bahia, e
quella del leader Pataxó João Celestino Lima Filho, nella Terra
Indigena Comexatibá. In Mato Grosso do Sul, il leader Guarani
Kaiowá Vicente Fernandes è stato ucciso durante un attacco nel
contesto di una disputa territoriale. Oltre agli omicidi, il
Cimi ha registrato 33 casi di lesioni, 38 tentati omicidi e 58
episodi di quella che definisce “omissione del potere pubblico”,
tra cui allagamenti e isolamento di comunità senza adeguata
assistenza. Il rapporto segnala inoltre casi di razzismo e
violenze contro studenti indigeni e denuncia la diffusione di
alcol e droghe in alcuni territori.
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