“In quaranta anni in Iran è stata
creata e consolidata una struttura politico-istituzionale che
può andare avanti e funzionare” anche in caso di attacchi come
quello in corso. Dunque, “è ancora presto per parlare di regime
che crolla”. A sostenerlo è Federico Donelli, docente di
Relazioni internazionali all’Università di Trieste, in una
intervista all’ANSA sulla situazione in Medio Oriente.
L’impressione che si ricava dalle notizie diffuse in queste
ore, secondo il docente, è che “manca l’aspetto politico alle
operazioni militari. Già in Venezuela non si è capito il post,
ma qui” la situazione è ancora più complessa. Nel Paese
sudamericano “la struttura era verticale” quindi eliminato il
vertice cambia la situazione, ma in Iran anche se, come sembra,
“sono stati decapitati alcuni centri di potere, la struttura
politico-istituzionale e le forze militari sono organizzate in
modo orizzontale”. Certo, la morte di Khamenei è “un cambiamento
significativo perché apre una nuova fase per il Paese” ma
“sappiamo che è già stata nominata una leadership ad interim che
servirà a gestire questa fase di emergenza per poi avviare una
nuova selezione interna all’élite”.
Il docente segnala due fattori importanti: la dissidenza
interna all’Iran non vuole una sostituzione degli ayatollah con
vertici decisi da Usa o da Israele; poi “c’è l’elefante nella
stanza”: nessun paese del Golfo “vuole Israele leader
regionale”.
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