La difesa di Gilberto Cavallini,
l’ex Nar condannato in via definitiva all’ergastolo per concorso
nella strage di Bologna, ha ribadito in aula la richiesta di
poter svolgere analisi sul Dna dei resti riesumati negli anni
scorsi dal cimitero toscano di Montespertoli, dove era sepolta
Maria Fresu, una delle 85 vittime dell’attentato del 2 agosto
1980 in stazione. La Corte di assise di appello, presieduta da
Pasquale Stigliano, sentite le parti, si è riservata la
decisione, attesa tra qualche giorno.
L’idea alla base dell’istanza che ha portato ad un incidente
di esecuzione, già presentata nel 2023 e respinta, è che possa
essere identificata o comunque si possano avere informazioni su
una vittima sconosciuta, di sesso femminile, vicinissima
all’esplosione. Nel corso del processo, infatti, le analisi
avevano concluso che il Dna di un lembo facciale trovato nella
bara non fosse attribuibile a Fresu. La richiesta, reiterata
dall’avvocato Alessio Pomponi, sostituto di Gabriele Bordoni, è
di poter fare, con il consulente genetista Emiliano Giardina,
una comparazione con le altre donne vittime e di poter valutare
l’origine ancestrale e la predizione del fenotipo del Dna
prelevato dai resti riesumati.
“Non crediamo all’esistenza di una 86esima vittima.
L’86esima vittima era nella pancia di Viviana Bugamelli, che era
incinta”, ha detto al termine dell’udienza Paolo Lambertini,
presidente dell’associazione dei familiari delle vittime.
“Crediamo che questo sia un ulteriore tentativo di far sentire
Gilberto Cavallini non abbandonato. Di cose Cavallini ne avrebbe
da dire, in questo momento è in isolamento, forse farlo sentire
non abbandonato aiuta a fare in modo che non parli”, ha
aggiunto. “La verità è che in quella ecatombe, in quel massacro
che c’era sotto le macerie, le condizioni di molti corpi umani
erano terribilmente gravi, c’erano state mutilazioni su tanti
corpi. Questa confusione di reperti induce la difesa a ritornare
su un tema già trattato, vagliato, deciso nella fase di
cognizione nel processo Cavallini e validato dalla Suprema Corte
di Cassazione nel gennaio 2025”, ha detto l’avvocato di parte
civile Andrea Speranzoni.
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