Capilista bloccati e tre preferenzeNel corso dell’esame al Senato è stata modificata la modalità di elezione dei candidati nei collegi plurinominali. Le liste non saranno più bloccate ma composte da un capolista bloccato e da un elenco di sei candidati tra i quali gli elettori potranno scegliere con le crocette fino a tre preferenze. Per l’attribuzione del premio invece i partiti dovranno presentare liste a livello circoscrizionale, che in caso di coalizione di liste saranno le stesse per tutta la coalizione. La composizione del cosiddetto “listone”, che entra in blocco in caso di vittoria del premio di maggioranza, è demandata ad accordi interni alle coalizioni.Nessuna alternanza di genereAbolita l’alternanza di genere per i capilista prevista invece dalla legge elettorale attuale, il Rosatellum. È prevista solo un’alternanza formale: i candidati, compreso il capolista, sono collocati secondo un ordine alternato di genere. Ma, non essendo le liste bloccate, si tratta di un ritocco che non garantisce quote di genere perchè l’elezione avviene comunque in ordine di preferenze ottenute. Stessa natura formale anche per l’altra disposizione che prevede che nel complesso delle candidature presentate da ogni lista, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento.SbarramentoLo sbarramento resta al 10% per le coalizioni di liste e al 3% per le liste singole o coalizzate, salvo il ripescaggio, per ogni coalizione di liste, della prima lista coalizzata rimasta al di sotto di tale soglia.Indicazione del premierLe forze politiche devono indicare nel programma elettorale il nome e il cognome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio. In caso di coalizione, la persona proposta è la stessa per tutte le forze politiche coalizzate. Il nome e il cognome del premier però non compaiono sulla scheda elettorale. La mancata indicazione del nominativo produce, come già previsto per la mancata presentazione del programma, l’inammissibilità delle liste.Stretta sulla raccolta firmeNel corso dell’esame al Senato è stata abolita la cosiddetta norma anti-frammentazione che prevedeva non concorressero alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione i voti espressi a favore delle liste collegate che non avessero superato lo sbarramento del 3% e che non fossero la lista del miglior perdente. Ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza quindi, verranno conteggiati anche i voti delle liste che ottengono lo zero virgola. Con lo stesso emendamento però è stato stabilito che i partiti non presenti in Parlamento che intendono correre alle prossime elezioni politiche dovranno raccogliere almeno 6mila firme in ogni collegio per presentare le liste, ovvero circa 450mila. Rimane nel testo la norma transitoria che prevede l’esenzione dalla raccolta firme per i partiti costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due camere al 31 dicembre 2025, ad esempio Azione, Avs e Noi Moderati. Una norma che deroga alla legge vigente che invece esonera solo chi ha gruppi in entrambe le Camere da inizio legislatura. Per chi invece ha un gruppo o una componente in almeno una delle due camere al momento della convocazione dei comizi – ad esempio Più Europa o Futuro Nazionale con Vannacci – resta l’obbligo di raccogliere almeno 1.500 firme per collegio.
Per approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/legge-elettorale-via-libera-senato-113-si-opposizioni-protestano-aula-legge-truffa-AJIDymDB




