14:0017 aprile 2026Hormuz e blocchi navali, Parigi propone una «terza via»All’Eliseo si parla di una “terza via” tra il blocco dello stretto deciso dall’Iran e il blocco imposto dagli Usa alle navi in arrivo e in partenza dei porti iraniani: “È necessaria una terza via tra la massima pressione esercitata in precedenza dagli Stati Uniti sull’Iran e la ripresa della guerra, compresa la distruzione iraniana degli Stati del Golfo”. Una operazione che sarebbe realizzata “in stretto contatto con gli Stati Uniti anche se non ci sarà una coalizione con loro perché non siamo parte in causa nel conflitto”. L’idea è coinvolgere i paesi “non belligeranti”.C’è chi ha enfatizzato la differenza nell’approccio al tema fra il cancelliere tedesco e il presidente francese. Ieri Merz ha indicato che la Germania è pronta a contribuire alla sicurezza delle rotte marittime a certe condizioni e di voler discutere anche “la partecipazione di forze militari american”. Da parte francese viene negata che sia possibile formare una coalizione con gli Stati Uniti. La Casa Bianca ha ribadito sempre ieri che la Marina americana ha tutti i mezzi per garantire la sicurezza nello stretto, tuttavia Trump ha più volte indicato che proprio la sicurezza è affare degli europei. In ogni caso, alla riunione di oggi non partecipano, ovviamente, né americani né israeliani.Il governo tedesco ha indicato la disponibilità a impiegare dragamine a condizione che ci sia un accordo stabile di stop dei bombardamenti da entrambe le parti, che ci sia un mandato internazionale (Onu). Comunque dovrà passare da una decisione parlamentare.La missione militare di sicurezza dovrà essere esclusivamente difensiva e volta a garantire il passaggio delle navi. Il piano prevederebbe tre fasi: definizione dei mezzi per permettere la libertà di trasporto nello stretto; supporto logistico alle navi attualmente bloccate; aspetti militari per garantire la libera circolazione. Ci si aspetta che oggi venga indicato chiaramente che non dovrà esservi alcun pedaggio per il passaggio nello stretto (come vuole l’Iran).13:5917 aprile 2026A Parigi riunione dei “volontari” per sicurezza stretto di HormuzMentre i mercati azionari europei restano cauti ma positivi, in attesa di segnali precisi sui negoziati tra Stati Uniti e Iran e perfino i prezzi del petrolio hanno ripreso la discesa in Asia, a Parigi si riuniranno nel primo pomeriggio i massimi responsabili politici di circa trenta Paesi per fare il punto sull’”iniziativa per la navigazione marittima nello stretto di Hormuz”. In sostanza, si tratta della missione dei “volontari” per garantire la sicurezza del traffico marittimo nello stretto dal quale passa una quota rilevante del commercio di petrolio, gnl, fertilizzanti, zolfo, elio, il cui blocco a causa della guerra condotta da Usa e Israele contro l’Iran sta provocando quella che l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito “la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia”.Alla riunione di oggi il grosso dei partecipanti si connetterà da remoto nelle rispettive capitali, all’Eliseo ci saranno ospiti di Macron il premier britannico Starmer, il cancelliere tedesco Merz e la premier italiana Meloni, che in questa fase ha deciso di apparire più “volontaria” che mai, dopo le recenti prese di distanze dalle ultime mosse del presidente americano Trump. Per la premier partecipare in prima persona e non da remoto alla riunione di oggi è un segnale politico preciso che certamente ha risvolti di politica interna (dopo la sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia) oltreché di posizionamento politico in Europa.Fonti francesi indicano che ci si attende al termine della riunione una dichiarazione alla stampa dei quattro leader europei. Non solo: la lista dei partecipanti sarà diffusa al termine della riunione e viene indicata la partecipazione di Australia, Canada, America Latina, Giappone e Corea del SudSi vocifera che alla fine potrebbe partecipare in qualche forma anche la Cina è questa sarebbe una novità assoluta. D’altra parte, prima della guerra all’Iran la Cina importava 1,3-1,4 milioni di barili di petrolio iraniano al giorno, pari a circa il 13% delle importazioni totali. L’import di gnl che passava dallo stretto è pari a un quarto dell’import totale cinese di gas naturale provenienti in massima parte dal Qatar. Per quanto il mix energetico cinese sia cambiato strutturalmente, le importazioni di greggio dalla Russia siano aumentate e la Cina disponga di grandi riserve strategiche che vengono stimate coprirebbero 80 giorni, il blocco di Hormuz viene considerato una strozzatura estremamente pericolosa se protratta nel tempo.L’obiettivo di Macro e Starmer è garantire alla cosiddetta “coalizione dei volonterosi” un ruolo decisivo nella sicurezza della navigazione nello stretto alla condizione preliminare che sia consolidato il cessate-il-fuoco tra Usa/Israele e Iran da consolidare perché considerato fragile. Dopo gli strattonamenti e minacce contro l’Europa da parte di Trump, sia da parte europea che da parte dell’Asia si è capito che la strategia dell’attesa diventa un boomerang. D’altra parte, però, c’è una linea di confine che i “volonterosi” non vogliono superare sia per non piegarsi alle manovre di Trump, sempre più pericolosamente indecifrabile e contraddittorio, sia per non essere invischiati direttamente nel conflitto armato: partecipare all’operazione sicurezza nello stretto sì ma solo se lo stop ai bombardamenti è consolidato. Meglio se su mandato internazionale.“La libertà di navigazione nello stretto di Hormuz è una priorità immediata, soprattutto viste le conseguenze economiche globali di questo conflitto”, hanno indicato all’Eliseo. In alcuni settori si sta avvicinando il momento della vera emergenza. L’Agenzia internazionale dell’energia ha indicato che le scorte di carburante per aerei in Europa bastano solo per circa un mese e mezzo e che prossimamente si moltiplicheranno gli annunci di ulteriori cancellazioni di voli se lo stretto di Hormuz restasse ancora bloccato. Il Medio Oriente fornisce al mondo circa un quinto del carburante per aerei, i prezzi hanno superato anche i duecento dollari al barile.13:5417 aprile 2026“Grande Torino” ancora bloccata nel Golfo Persico, 21 marittimi a bordoBloccata, in mezzo al golfo Persico insieme a centinaia di altre navi: a quasi due mesi dall’inizio della guerra in Iran non si sblocca la situazione della Grande Torino. La car carrier di Grimaldi Lines continua a restare alla fonda, non troppo distante dall’isola iraniana di Kish, E con a bordo un equipaggio composto da 21 marittimi di cui 3 ufficiali italiani e 18 marinai di nazionalità filippina. La situazione della Grande Torino sembrava potersi sbloccare con la tregua annunciata qualche giorno fa ma oggi resta ancora molto incerta; le sorti della nave battente bandiera italiana vengono seguite con attenzione sia dalla compagnia di navigazione napoletana che dalla Farnesina. Oltre all’equipaggio a bordo della nave, varata nel 2018 e lunga poco meno di 200 metri, si trovano diverse auto nuove caricate in Giappone e Cina; la Grande Torino ne aveva scaricato una parte in alcuni porti del Golfo Persico che stava lasciando per proseguire il suo itinerario e sbarcare il resto dei veicoli ancora a bordo.




