Tre nuovi provvedimenti di clemenza dal Quirinale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato i decreti di grazia per Antonio Russo, Giuseppe Porcelli e Aly Soliman.
Dei tre il più famoso alle cronache è Antonio Russo per il quale era intervenuto personalmente – insieme a Fabio Falbo – l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che si è trovato nello stesso braccio di Rebibbia dell’ottantottenne che è finito in prigione al termine di una lunga vicenda giudiziaria.
Classe 1938, è stato condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione per omicidio volontario, commesso nel 2018. La vicenda è stata controversa: probabilmente un tragico epilogo di un episodio avvenuto nel contesto di continue violenze domestiche subite da parte del figliastro.
Alemanno e Falbo, in una lettera indirizzata a Mattarella, denunciavano l’età avanzata di Russo e le sue precarie condizioni fisiche. Inoltre definivano la vicenda “una grande vergogna” descrivendo Russo come un detenuto anziano, malato e non socialmente pericoloso, con una famiglia disponibile ad accoglierlo in detenzione domiciliare. Il Quirinale, dopo la consueta istruttoria, ha accolto in sostanza questi rilievi facendo sapere che “nel concedere la grazia parziale – che ha estinto due anni e sei mesi della pena detentiva ancora da espiare – il Capo dello Stato ha tenuto conto del parere favorevole del Ministro della Giustizia, dell’età e delle condizioni di salute dell’interessato e del particolare contesto familiare nel quale l’episodio delittuoso è maturato”.
Il secondo graziato si chiama Giuseppe Porcelli e attualmente vive in Australia. Nato nel 1975, è stato condannato a tre anni di reclusione per bancarotta. Nel concedere la grazia che ha estinto l’intera pena detentiva il Capo dello Stato “ha tenuto conto del parere favorevole, formulato dal Procuratore Generale, del mutamento di vita del condannato che si è da anni trasferito con la famiglia all’estero, ove ha intrapreso un’attività imprenditoriale, e della condotta riparatoria posta in essere dal condannato a favore dei creditori del fallimento, mediante la messa a disposizione della somma per la quale è stata pronunciata condanna”. Ha cioè risarcito i danneggiati dalla sua bancarotta.
Il terzo si chiama Aly Soliman ed è un sindacalista che è stato condannato alla pena di 6 anni per estorsione. Nel concedere la grazia per la pena residua da espiare (due anni e cinque mesi) il Presidente della Repubblica ‘ha tenuto conto del comportamento tenuto dal condannato, dapprima in detenzione carceraria e poi nello svolgimento della misura dell’affidamento in prova, e dell’intervenuta espiazione di una parte considerevole della pena inflitta’.
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