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Home Economia Italiana

Trump minaccia dazi al 100% sull’Ue se tassa le Big Tech, la replica di Bruxelles

di Redazione Cronache Nazionali
27/06/2026
in Economia Italiana
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Trump minaccia dazi al 100% sull’Ue se tassa le Big Tech, la replica di Bruxelles

Donald Trump minaccia l’Ue con dazi al 100% contro i Paesi che applicano tasse ai servizi digitali delle Big Tech americane.
Una tensione che non nasce oggi ma si inserisce in un equilibrio commerciale costruito con fatica nelle ultime settimane e che rischia di dissolversi in una nuvola di fumo.

Un accordo già fragile tra Bruxelles e Washington
L’Unione europea e gli Stati Uniti avevano recentemente trovato un’intesa di massima sui rapporti commerciali, basata su un compromesso politico piuttosto che su una piena convergenza di interessi. L’obiettivo era quello di ridurre l’incertezza e contenere l’escalation di dazi incrociati che negli ultimi anni ha caratterizzato il rapporto transatlantico.
L’Europa aveva accettato una maggiore apertura del proprio mercato a determinati prodotti americani, mentre Washington aveva mantenuto alcune barriere tariffarie su settori strategici dell’export europeo. Un equilibrio che, già in partenza, era considerato temporaneo più che una soluzione definitiva.
Il nuovo fronte: le tasse digitali
La vera frattura si è aperta in materia di fiscalità digitale. Le cosiddette digital services tax, già introdotte o discusse in diversi Paesi europei, nascono con l’obiettivo di tassare i ricavi generati dalle grandi piattaforme online nei mercati nazionali.
Si tratta di una misura di equità fiscale. L’economia digitale genera profitti significativi nei singoli Paesi, ma spesso li concentra in giurisdizioni a fiscalità più bassa. Le digital tax cercano quindi di riequilibrare questa asimmetria.
Washington considera queste imposte un trattamento discriminatorio nei confronti delle aziende americane, visto che i principali gruppi coinvolti sono proprio i colossi tecnologici con sede negli USA. Da qui la decisione di alzare il livello dello scontro, fino alla minaccia di dazi generalizzati al 100%.
La variabile politica che cambia lo scenario
A rendere la situazione particolarmente delicata è il modo in cui questa nuova minaccia si inserisce negli accordi esistenti. La posizione americana non si limita infatti a contestare singole misure fiscali, ma introduce la possibilità di reagire con dazi anche in presenza di accordi commerciali già firmati, se vengono toccati gli interessi delle Big Tech.
È questo l’elemento che cambia la percezione del rischio. Non si tratta più soltanto di una disputa settoriale, ma di una potenziale revisione unilaterale delle regole del gioco, almeno dal punto di vista europeo.
La risposta dell’Unione europea
Bruxelles, dal canto suo, difende con fermezza la legittimità delle proprie politiche fiscali. La posizione ufficiale è che le digital tax non siano misure mirate contro aziende americane, ma applicate a tutte le grandi piattaforme che operano nel mercato europeo.
La Commissione europea ribadisce la sovranità fiscale degli Stati membri un principio non negoziabile. In questa prospettiva, eventuali ritorsioni commerciali da parte degli Stati Uniti verrebbero interpretate come una misura sproporzionata e potenzialmente destabilizzante per l’intero sistema degli scambi transatlantici.
L’accordo commerciale è a rischio?
Questa nuova presa di posizione di Trump rischia seriamente di mettere in discussione l’intesa raggiunta con fatica pochi giorni fa.
L’accordo non sembra destinato a saltare in maniera automatica, ma viene sicuramente reso più fragile. Il motivo è che introduce un elemento di condizionalità politica su un tema, la tassazione del digitale, che finora era rimasto ai margini delle trattative commerciali tradizionali.
In sostanza, il rischio non è tanto quello di una rottura immediata, quanto di una progressiva erosione dell’intesa, soprattutto se nessuna delle due parti dovesse fare passi indietro sul fronte delle rispettive politiche fiscali e commerciali.
Quali sono gli scenari possibili nei prossimi mesi
Se l’Unione europea dovesse mantenere o rafforzare le digital tax, gli Stati Uniti potrebbero procedere con l’imposizione di dazi molto elevati, innescando una nuova fase di tensione commerciale.
Bruxelles e Washington potrebbero accordarsi su un compromesso implicito: l’Ue rivede l’impianto delle tasse digitali per evitare un’escalation e la controparte rinuncerebbe a misure estreme, preservando così l’ossatura dell’accordo commerciale.
La crisi potrebbe essere l’occasione per riaprire un negoziato più ampio, in cui le Big Tech entrano a far parte del tavolo diplomatico.

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