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Home Mondo economia

Dazi, Mandia: «L’export italiano vive una crisi, ma può rinascere»

di Redazione Cronache Nazionali
31/07/2025
in Mondo economia
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Dazi, Mandia: «L’export italiano vive una crisi, ma può rinascere»

Quando Mauro Mandia parla, non è per lamentarsi. Ma per raccontare – con la calma di chi è abituato a gestire numeri pesanti e decisioni rapide – cosa significa oggi esportare in America dall’Italia. È il fondatore della Fiad, azienda salernitana specializzata in pizze e dolci surgelati, che da quasi vent’anni vive di export. L’82% del suo fatturato arriva dagli Stati Uniti. E proprio da lì, oggi, arrivano i guai.

Nell’intervista esclusiva concessa a Mauro Della Corte per Stylo24, Mandia non gira intorno al problema: «Come tutte le crisi, anche questa può trasformarsi in una grande occasione. Se sapremo affrontarla con lucidità e visione strategica, potremo rafforzare il mercato europeo e renderlo finalmente competitivo su scala globale».

Una storia di famiglia con vista sull’America

«La Fiad nasce nel 2006, ma l’idea era già in cantiere da tempo. Io mi occupo della parte commerciale, produzione e R&D, mia moglie – Elisabetta Benesatto – è l’amministratore unico e gestisce amministrazione e finanza. È un’impresa di famiglia: anche mio fratello, architetto, è socio e segue la parte tecnica».

Da oltre trent’anni Mandia lavora nell’export: «Il 100% del nostro fatturato proviene dall’estero. Produciamo pizze e dolci surgelati, venduti in oltre 10.000 supermercati americani. La nostra forza? La vendita diretta al cliente, senza passare per intermediari».

I dazi non sono una minaccia: sono già realtà

Quando gli si chiede dei dazi imposti dagli Stati Uniti, Mandia è netto: «Non usi il condizionale: li paghiamo già. Il dazio sulle pizze è salito dal 4,5% al 14,5%. Ogni settimana versiamo l’importo esatto, in contanti. E questo è solo l’inizio: a questi costi si aggiunge la perdita sul cambio. In pratica, ci troviamo a fronteggiare un incremento del 26-27%. Ma i margini nel food sono al massimo del 13-14%».

E avverte: «Se i dazi arrivano al 30%, la mia azienda sarebbe costretta a chiudere. Abbiamo resistito, ma non per sempre. Il 15% di cui si parla oggi resta comunque un colpo durissimo».

Un investimento da 15 milioni per non fermarsi

Mandia non è tipo da farsi bloccare: «Quest’anno dovremmo raggiungere un fatturato di 27 milioni. Siamo una media impresa con oltre 100 dipendenti. Abbiamo comprato un terreno di 50.000 metri quadri nel Salernitano: lì faremo nuovi investimenti».

E sulle collaborazioni: «Sì, lavoriamo con partner locali. A Houston, ad esempio, collaboriamo con una piccola azienda che completa i nostri prodotti sul posto. Ma è tutto sotto il nostro controllo. Per noi la qualità non è negoziabile».

Il sogno americano non è fatto per tutti

Riguardo all’ipotesi di delocalizzare la produzione: «È una sciocchezza. Le fabbriche americane non trovano manodopera. Ci abbiamo provato anche noi. Ma è difficilissimo. Non è solo una questione di costi, è proprio la cultura del lavoro. E comunque, anche volendo riprodurre il nostro prodotto là, non sarebbe mai lo stesso».

E sorride con amarezza: «Un amico a Los Angeles mi ha detto: “Si sono presi il mio giardiniere. Ora non so chi mi taglia il prato”».

Una scelta che difende il territorio

Fiad ha deciso di restare in Campania. «Riversiamo sul nostro territorio 5 milioni l’anno in stipendi. E vogliamo arrivare a 10. È una scelta che difendiamo con orgoglio».

Il prezzo della qualità e il rischio dell’effetto domino

Mandia è consapevole che la qualità ha un costo. Ma il rischio, adesso, è che diventi insostenibile. «Il nostro è un prodotto premium, e ci facciamo pagare. Ma se continuiamo ad assorbire i costi senza aumentare i listini, rischiamo di perdere la nicchia che abbiamo costruito con fatica. Eppure, non possiamo permetterci rincari: siamo già più cari dei concorrenti americani».

Per lui, l’unica strategia possibile è resistere: «Stiamo usando le nostre risorse interne. I clienti lo apprezzano. Speriamo in qualche forma di sostegno europeo, come i ristori visti durante il Covid».

L’illusione del Parmigiano a 60 dollari e la lezione del vino

Quando si parla di Made in Italy, Mandia mette in guardia contro i facili entusiasmi. «Il Parmigiano a 60 dollari? Non è quello vero. Il vero esempio è il vino. Quelle piccole aziende che da Paestum al Cilento esportavano negli USA nella fascia media, oggi rischiano di uscire dal mercato. Con un rincaro del 15%, quel vino da 25 dollari sugli scaffali finisce a 50. E lì, il consumatore sceglie il francese. Il nostro successo era proprio nella fascia media, e lì dobbiamo restare».

Un’Europa più forte, non solo nei dazi

Alla politica Mandia chiede di guardare lontano: «Draghi ha scritto un documento che considero la mia Bibbia. Lì c’è la strada: rafforzare il mercato europeo, semplificare le norme, abbattere i vincoli. Non serve un’Europa più burocratica, ma più pragmatica».

E insiste: «Non dobbiamo vedere gli americani come nemici. Ma non sono nemmeno gli alleati di un tempo. L’accordo sui dazi zero saltò nel 2016. Era un’occasione storica. Speriamo non si perda anche la prossima».

Verso nuovi mercati: l’India prima della Cina

Mandia guarda oltre l’Atlantico: «Stiamo già lavorando con mercati come India, Australia, Nuova Zelanda, Singapore. Anche il Canada offre grandi opportunità. Il vino californiano lì è crollato: spazio per gli italiani ce n’è. Ma ci vuole tempo. Il mercato non lo si improvvisa. Servono agenti, broker, contatti. Bisogna metterci tempo e soldi».

Un invito a non sprecare l’occasione

Alla fine, Mandia lancia un messaggio preciso: «Oggi abbiamo l’opportunità di fare un salto di qualità. Ma servono scelte politiche coraggiose. Non i soliti finanziamenti a pioggia, ma un sostegno mirato. Investire nei mercati esteri, anche sbagliando all’inizio, ma con visione e strategia. Il tempo che ci vuole, ma con i piedi ben piantati dove siamo nati».

Tags: news
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