“Il silenzio ha un prezzo, la
verità lo sa! L’amore di chi resta è più forte di chi tace.
Kekko per sempre”. È il messaggio scritto su un lenzuolo bianco
che questa mattina è stato appeso sulla recinzione dei giardini
del castello di Barletta per ricordare Francesco Diviesti, il
26enne barlettano scomparso il 25 aprile dello scorso anno e
ritrovato cadavere quattro giorni dopo in un rudere delle
campagne tra Canosa di Puglia e Minervino Murge, nel nord
Barese. L’iniziativa è della famiglia e degli amici del ragazzo
che oggi avrebbe compiuto 27 anni.
Accanto al lenzuolo è stato sistemato anche un manifesto con
la foto di Francesco e una frase: “Tutti sanno, tutti parlano ma
non succede ancora nulla. Verità e giustizia per Francesco”. Per
il delitto del 26enne, sul cui corpo semicarbonizzato c’erano
segni di colpi di pistola, la Direzione distrettuale antimafia
di Bari ha iscritto sul registro degli indagati cinque persone:
si tratta di un 57enne e di suo figlio di 21 anni, un 25enne di
Barletta, un 40enne di nazionalità albanese (arrestato qualche
mese fa in Ungheria per detenzione di droga) e un 55enne di
Minervino Murge, quest’ultimo proprietario di una villa non
lontana dal rudere in cui è stato trovato il cadavere, e finita
sotto sequestro. L’ipotesi di reato è omicidio aggravato dal
metodo mafioso.
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