“Il richiamo al ‘mai più’, legato
soprattutto alla memoria della Shoah e giustamente posto al
centro delle politiche di contrasto all’antisemitismo, non è
riuscito da solo a scalfire le radici profonde del fenomeno. Al
contrario, gli eventi più recenti — a partire dal 7 ottobre e
dalle sue ripercussioni globali — hanno riportato alla luce
pregiudizi che si ritenevano superati o marginali, contribuendo
invece al rafforzamento di nuove forme di antisemitismo”. Così
la ministra per la Famiglia, a Natalità e le Pari Opportunità,
Eugenia Roccella, in audizione in Commissione straordinaria
intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e
alla violenza, al Senato.
“A queste – aggiunge – si affianca un’ampia ‘zona grigia’,
in cui critiche più che legittime alle politiche dei diversi
governi israeliani convivono talvolta con manifestazioni di
ostilità verso lo Stato di Israele in quanto tale”.
Roccella sottolinea che “nonostante il grande lavoro svolto
per contrastare l’antico fenomeno dell’antisemitismo, si osserva
nei tempi recenti una recrudescenza che non può non interrogarci
sull’efficacia e l’adeguatezza delle iniziative intraprese. Se
si amplia lo sguardo alla prospettiva storica, emerge come il
contrasto all’antisemitismo sia stato a lungo concentrato sulla
memoria della Shoah. Ripercorrere la storia dell’antisemitismo
equivale infatti a seguire un percorso che trova il proprio
apice nell’orrore dello sterminio, che ha segnato profondamente
la coscienza dell’Occidente”.
“L’enormità della tragedia e le modalità con cui è stata
perpetrata hanno determinato una reazione forte nell’opinione
pubblica, alimentando l’idea che la memoria potesse
rappresentare una garanzia contro il ripetersi di simili eventi
– osserva – Tuttavia, gli sviluppi più recenti mostrano come
questo approccio, pur essenziale, non sia di per sé
sufficiente”.
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